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Le fortezze medicee di Portoferraio dall'alto, Isola d'Elba

Isola d'Elba

La storia dell'Elba

Poche isole al mondo hanno visto passare così tanta storia: Etruschi e Greci, Roma, i Medici, i corsari, Napoleone, le miniere e infine il turismo. Un racconto di tremila anni, in breve.

L'Elba è sempre stata contesa perché è sempre stata preziosa: prima per il ferro, poi per la posizione, oggi per la bellezza. Chi cammina sull'isola cammina su tremila anni di storia — spesso senza saperlo.

Questa è la storia dell'isola in otto capitoli, con un'indicazione pratica per ciascuno: cosa resta da vedere oggi, a portata di gita dalle nostre case di Marina di Campo.

Tremila anni in otto capitoli

VIII sec. a.C.

Aethalia: gli Etruschi e il ferro

I Greci la chiamarono Aethalia — «scintilla». Non era una metafora: di notte, dal mare, si vedevano i bagliori delle fornaci etrusche che fondevano il minerale del versante orientale. Da qui usciva il ferro più puro d'Europa, il metallo che armò e costruì il Mediterraneo antico.

Per gli Etruschi l'Elba fu insieme miniera a cielo aperto e fucina: il minerale elbano viaggiava verso Populonia, sulla costa di fronte, dove le fornaci ardevano giorno e notte. Ne restano montagne di scorie — così ricche di ferro che, tremila anni dopo, vennero rifuse un'altra volta.

Da vedere oggiLe miniere di Rio e il laghetto rosso di Terranera, dove la terra luccica ancora di ematite.

III sec. a.C. – V sec. d.C.

Roma: ville sul mare e granito

Con Roma l'isola — Ilva, per i Latini — continuò a dare ferro e cominciò a dare granito: colonne e blocchi elbani partirono per i cantieri dell'impero. E furono i patrizi romani a scoprire per primi la vocazione turistica dell'Elba, costruendo ville sontuose affacciate sul mare: a Le Grotte, sopra la rada di Portoferraio, si vedono ancora le terrazze, le cisterne e le vasche per l'allevamento dei pesci.

Da vedere oggiI resti delle ville romane delle Grotte e della Linguella, a Portoferraio.

XI – XV secolo

Pisa, il granito e le torri

Caduta Roma, l'Elba passò di mano in mano — Ostrogoti, Bizantini, Longobardi — finché nel Medioevo entrò nell'orbita di Pisa. La Repubblica ne cavò granito per le sue chiese e vi lasciò pievi romaniche e fortificazioni. È l'epoca in cui nascono i borghi d'altura — San Piero, Sant'Ilario, Marciana — arroccati per difendersi dalle incursioni dal mare.

Da vedere oggiLa fortezza pisana e la chiesa di San Niccolò a San Piero, sopra Marina di Campo.

1548

Cosimo I e Cosmopoli

Nel 1548 Cosimo I de' Medici ricevette dall'imperatore Carlo V l'incarico di difendere l'isola, flagellata dalle incursioni corsare di Khair ad-Din Barbarossa, che nel 1544 l'aveva messa a ferro e fuoco. In pochi anni il borgo di Ferraia divenne una città-fortezza rinascimentale, cinta da bastioni ritenuti inespugnabili: Cosimo la chiamò Cosmopoli, «la città del cosmo» — l'odierna Portoferraio.

Da vedere oggiLe fortezze medicee di Portoferraio: Forte Stella, Forte Falcone e la Torre del Martello sul mare.

XVI – XVII secolo

L'isola divisa e le torri contro i corsari

Portoferraio a parte, per due secoli l'Elba restò un'isola divisa. Gli Appiani, signori di Piombino, la tenevano dal 1399; il Granduca di Toscana teneva Cosmopoli; e dal 1603 la Spagna occupò Porto Longone — l'odierna Porto Azzurro — fortificandolo con il possente Forte San Giacomo. Tre bandiere su un'isola sola.

Erano gli anni delle incursioni barbaresche: dopo Barbarossa, nel 1553 il corsaro Dragut devastò le terre degli Appiani. Per difendersi, la costa si riempì di torri d'avvistamento. Una, cilindrica, è ancora sul lungomare di Marina di Campo: documentata dalla fine del Cinquecento, sorvegliava proprio la spiaggia dove oggi si prende il sole. Accanto sorse una cappella per la guarnigione — ed è da lì che, poco a poco, nacque il paese.

Da vedere oggiLa torre cilindrica sul porto di Marina di Campo, a due passi dalle nostre case, e il Forte San Giacomo a Porto Azzurro.

1814 – 1815

I dieci mesi di Napoleone

Nel maggio 1814 Napoleone Bonaparte sbarcò a Portoferraio da esule — ma con il titolo di sovrano dell'isola. In dieci mesi la governò davvero: tracciò strade, rilanciò le miniere, riordinò l'amministrazione, e le diede persino una bandiera — bianca e rossa con tre api d'oro — che l'Elba usa ancora.

Visse tra la Palazzina dei Mulini, affacciata sul mare sopra Portoferraio, e la Villa di San Martino in campagna; alla fine di agosto salì al santuario della Madonna del Monte, sopra Marciana, dove lo raggiunse in gran segreto la contessa polacca Maria Walewska. Il 26 febbraio 1815 salpò di nascosto verso la Francia — i Cento Giorni, e Waterloo, erano a poche settimane.

Da vedere oggiLa Palazzina dei Mulini e la Villa di San Martino (musei napoleonici), e il sentiero della Madonna del Monte.

1800 – 1945

Il ferro moderno e lo sbarco del 1944

Tra Ottocento e Novecento le miniere dell'est — Rio, Calamita — diventarono un'industria: migliaia di minatori, altiforni a Portoferraio, il ferro dell'Elba nell'acciaio d'Italia. Fu anche la stagione delle lotte operaie, dei primi scioperi e dell'orgoglio di una comunità mineraria.

La Seconda guerra mondiale arrivò anche qui: il 17 giugno 1944, con l'Operazione Brassard, i reparti francesi sbarcarono proprio sulla costa di Campo per silenziare la batteria tedesca di Capo Poro — le piazzole si vedono ancora lungo il sentiero del faro, a mezz'ora a piedi dalle nostre case.

Da vedere oggiIl sentiero di Capo Poro con le piazzole della batteria, e i musei minerari di Rio.

L'Aethalia e la nascita del turismo

dal 1950

L'Aethalia e la nascita del turismo

Negli anni Cinquanta il primo traghetto moderno d'Italia — battezzato, non a caso, Aethalia — aprì l'isola al mondo: barman in livrea, bicchieri di cristallo, e l'Elba che da isola di minatori diventava isola di vacanza.

Le miniere chiusero nel 1981, e l'isola scelse la strada della tutela: il Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano nel 1996, il Santuario Pelagos per i mammiferi marini nel 1999. Nel frattempo, nel 1986, a Marina di Campo nasceva Locman — segno che l'artigianato d'eccellenza qui non ha mai smesso.

Da vedere oggiTutta l'isola: oggi il monumento è il paesaggio stesso.

Domande frequenti sulla storia dell'Elba

Perché l'Elba si chiamava Aethalia?

È il nome greco dell'isola: «scintilla». Di notte, dal mare, si vedevano i fuochi delle fornaci etrusche che fondevano il ferro del versante orientale — il più puro del Mediterraneo antico.

Perché ci sono tante torri lungo le coste dell'Elba?

Sono torri d'avvistamento del Cinque-Seicento, costruite quando l'isola — divisa tra i Medici, gli Appiani di Piombino e gli Spagnoli — era bersaglio dei corsari barbareschi come Dragut. Una è ancora sul lungomare di Marina di Campo, a due passi dalle nostre case.

Quanto tempo è rimasto Napoleone all'Elba?

Circa dieci mesi: dal maggio 1814 al 26 febbraio 1815, quando salpò di nascosto verso la Francia. Non fu un semplice esilio — governò l'isola da sovrano, e le sue due residenze a Portoferraio sono oggi musei.

Cosa si può visitare della storia dell'Elba?

Le fortezze medicee di Portoferraio e le residenze di Napoleone (Palazzina dei Mulini e Villa di San Martino), il Forte San Giacomo a Porto Azzurro, i musei minerari di Rio, la fortezza pisana di San Piero e il sentiero di Capo Poro con la batteria della Seconda guerra — quest'ultimo a piedi dalle nostre case.

Quando hanno chiuso le miniere dell'Elba?

Nel 1981, dopo circa tremila anni di estrazione quasi ininterrotta. Oggi le miniere dell'est si visitano, e il laghetto verde di Terranera e le terre rosse di Rio raccontano ancora quella storia.

Dormite dentro la storia

Da Marina di Campo ogni capitolo di questa storia è a portata di gita — e la spiaggia resta a due passi. Scriveteci e Giovanni vi risponde di persona.

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